Una circolare rinvia ancora l’omologazione per smaltire i cerchi invenduti. Stavolta però ci sono più paletti contro i prodotti pericolosi

L’obbligo di omologazione dei cerchi slitta ancora una volta e inizia così un nuovo atto di quella che sembrerebbe la classica commedia all’italiana iniziata con il D.M. 20 del 10gennaio 2013, complesso fin dai primi chiarimenti.

Stavolta però la circolare ministeriale del 18 febbraio 2015, che proroga per la seconda volta le prescrizioni del suddetto decreto, atto a regolarizzare il tuning ruote e introdurre regole precise sulla commercializzazione di cerchi omologati e sicuri, “non sembrerebbe così malvagia” secondo gli addetti ai lavori che SicurAUTO ha interpellato.

Abbiamo voluto sentire proprio da una delle aziende italiane specializzate nella progettazione e produzione di cerchi in lega di alluminio per auto, cosa c’è di nuovo in questa seconda deroga, fortemente voluta dalle associazioni di categoria, che dilata i tempi di adeguamento per smaltire il prodotto in stock non ancora venduto. Ecco cosa abbiamo scoperto.

DECRETO RUOTE RICONGELATO – Chi non ha seguito la vicenda fin dall’inizio forse non sa che il Decreto sui sistemi ruota ha già incassato più di uno stop. Il 23 marzo 2014 sarebbe dovuta diventare obbligatoria l’omologazione dei cerchi commercializzati e importati in Italia.
Ma con una precedente circolare il Ministero dei Trasporti, incalzato dalle Associazioni dei Costruttori di ruote, ha tenuto conto della contrazione del mercato rinviando il termine per adeguarsi al 31 dicembre 2014.

Motivo? Smaltire le scorte in magazzino e offrire maggiori possibilità di sopravvivere alla concorrenza già pronta da un pezzo all’entrata in vigore delle normative. Molte aziende altamente specializzate nella produzione di cerchi, infatti, sono sulla linea di partenza da diverso tempo e operano già secondo i criteri certificati dal Ministero dei trasporti. Siamo ad ottobre 2014, quasi alla scadenza della penultima proroga, e dopo circa 60 giorni si sarebbe risolto una volta per tutte il problema dei cerchi contraffatti o non conformiimmessi sul mercato (vedi l’allegato per distinguerli da quelli omologati). Ma a sorpresa il Codacons vuole fermare tutto, sollevando un problema di natura economica piuttosto che di sicurezza. “L’entrata in vigore di tale D.M. di fatto penalizza il consumatore italiano e tutta la filiera del settore: produttore, importatore, distributore e operativo.” – scriveva il Codacons, chiedendo nella missiva indirizzata al MIT la tempestiva cancellazione del suddetto decreto. L’iniziativa sembra passare inizialmente in sordina ma proprio ieri ecco un’altra circolare che si accoda alla precedente.

Stavolta però il Ministero impone dei paletti ai Produttori: si potranno vendere le scorte in magazzino solo a precise condizioni.